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La scienza della libromania

lunedì 6 agosto 2012

Il paese del vento...

 IL  PAESE  DEL  VENTO
racconto breve

scritto da Michele Giunta


 dedicato a tutti i figli
ai genitori di questi figli
a coloro che hanno perso la speranza
a chi ha fiducia di  ritrovare la speranza
e, per concludere, a  mia  figlia Francesca,
che spero  condivida con me questo  necessario bisogno di credere che la vita sia l'occasione unica ed irripetibile per dimostrare  che  non  siamo qui per caso, ma sta a no,i lungo il percorso che ci è stato assegnato, capire e individuare il senso della nostra  meravigliosa esistenza 
     I vecchi spesso, soprattutto durante le ore notturne, senza mezze  misure lasciavano che il vento spargesse le loro sagge parole  velate di antichi misteri attraverso la piazza esagonale che delimitava le case stancamente addossate l’un l’altra, vagamente  barocche e tinteggiate con colori che sapevano di sole. Il paese era  arroccato saldamente sui monti Sbarruati e da lassù una visuale  privilegiata permetteva ai suoi 611 abitanti di dominare tutta  la Sicilia, era l’unica località della regione dalla quale, per  trecentosessanta gradi, si potevano osservare i tre lati dell’isola  circondata dal mare. Un antico libro, custodito dentro la  sconsacrata Chiesa della Madonna del Meraviglioso Incanto, recita  al suo interno che Ulisse vi salì con i suoi compagni e quando vide   il panorama sottostante che rimase impresso nella sua retina, sbalordito da tanta meraviglia non poté fare a meno di spalancare gli occhi ed, impietrito come di fronte ad un capolavoro, disse  in  perfetto  dialetto  siciliano:  “Sugnu meravigghiatu .. piddavera  'nta  Grecia  posti   accussi’‘ni  ssunnamu. Quasi tutte  le case, ad eccezione  di quella  del  parroco, erano sormontate  da  tetti spioventi  di color  rosso su cui  stormi  di  uccelli   riposavano tra  instabili  tegole curve, al   ritorno  di   una   lunga   e   proficua    migrazione . Nessuno dei  giovani ascoltava le loro sagge parole. Nessuno credeva a quelle strane leggende  popolari, a quelle  vicende  che sapevano di stantio, ripescate  nei  ricordi  assopite  nella  memoria, l’unica   vera  custode  della verità  sopravvissuta  al  tempo, che  esiste da  prima  di  sempre. Dei  tanti  vecchi, l’unico che  catalizzava  l’attenzione dei  ragazzi era  Ciccio  Ragusa novantatre  anni  su un fisico corpulento, alto più della porta della sagrestia, dotato di una voce alquanto possente. “Ascoltate ragazzi, sentite il vento che sta arrivando, questo sibilo vibrante che vaga indisturbato, sapete che viene dalle montagne e nasce nelle viscere della terra, è figlio del fuoco delle Eolie, poi  si  innalza  vorticosamente verso l’alto  e attraversa  tutti  gli  angoli  del   cielo  e  schizza   impazzito  sino poi a  placarsi e   lieve   discende   verso   il  mare    portando con sé la  potenza dell’energia, il senso della  vita perpetua, assieme    ad    un  messaggio…”
“che messaggio”?  disse  Francantonio, un riccioluto  bambino  biondo, che  completava   la  fila  degli   ascoltatori  seduti  sui  freddi   ciottoli  della  piazza .
“Un  messaggio  eterno, che si tramanda  sin dalla notte dei tempi, da generazione  a generazione , composto  da  parole   chiare   e  semplici, leggibili   anche  dagli  analfabeti, sconfinato nella   sua  magica essenza da  incorniciare  all’interno delle pareti  del   vostro cuore , che  trova  fondamenta   in   ciò   che   noi  crediamo  e possiede  una  forza   misteriosa   che nasce  dal  bene  e  dalle   cose  giuste a   cui   niente  può  opporsi …… “              
“Si  ho  capito  don  Ciccio, ma  di  fatto  cosa  contiene questo messaggio?”
Don  Ciccio sorrise, si alzò, prese  il  suo bastone  e  tra  lo  stupore  di  tutti i ragazzini  che lo attorniavano, accarezzò  la   testa  del  piccolo  Francantonio e  con  tono  soffuso  ed  affettuoso, di come solo  un vecchio nonno  sa fare, disse:
“ Eh….eh… anch’io tanti e tanti anni, alla tua  età,  rivolsi la stessa domanda  ad  un   vecchio saggio   del  paese  e  lui  disse a  me le stesse  parole che  ora io sto per dire a te: Ascolta  figliolo, cerca  la   risposta   nel  lungo percorso   della   tua  vita, tra i  risvolti  del tempo, nei gesti   delle persone  giuste  che tu riterrai  amiche,  tra  i sorrisi  di chi ti vorrà bene e anche nel  pianto dei sofferenti. Sappila  cercare con  tutta  la  dignità  necessaria  senza  perdere  mai d’occhio   l’orientamento  che ti condurrà, se  sarai  paziente, alla  lettura  ed alla  decifrazione  del messaggio  che   a  suo  tempo  ti  sarà svelato  e  potrai  leggere, ed allora , solo allora, il tuo spirito sarà  appagato e nulla  ti  farà paura. In  quel  preciso  momento scoprirai  il   vero  senso  della  tua   vita   e   davanti  i  tuoi occhi  appariranno  colori  mai visti, sarà   l’unica  opportunità  che ti verrà data, ma  la tua   saggezza  sarà  tale  che  riuscirai  a  coglierla  appieno.”
I  ragazzi, estasiati ed affascinati da quelle parole, pur non  riuscendo  a cogliere  il senso  e le finalità  dell’intero  discorso, apparivano  sorridenti  e soddisfatti. Sicuramente  qualcosa  era riuscito  a  giungere  nei loro  cuori, ognuno di loro  aveva recepito,  in maniera  diversa,  la consistenza   di  quelle  parole  non casuali e,  mentre  il gruppetto   si  congedava  e salutava  festosamente   Don  Ciccio, il solito  Francantonio rivolto  verso il vecchio  disse:
“Don Ciccio, dovrò  aspettare  molto   prima di leggere questo messaggio?”
Il   Ragusa non poté  fare a meno di ridere, di  fronte  a   tanta  ingenuità  e con  la sua gigantesca   mano   diede   un  buffetto  sulla   guancia  del  bambino , al quale  disse:
“Su   vai  a  casa  che  e’  tardi  e  domani c’è  la  scuola… e  ricorda  di ascoltare sempre il vento, quando  verrà   il  momento, lo leggerai  da  lui.”
La  sera  giunse  in punta di piedi  e  in  un attimo  prese possesso di tutto  il  paese.   Mentre  le  luci dei vicoli  si accendevano   ed  il  vocìo  degli ultimi passanti  si spegneva, nel paese  del vento, dodici   ragazzi   si  addormentavano  felici   aspettando  il  sorgere del   sole.    

 
(novembre 2004)
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