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La scienza della libromania

domenica 28 marzo 2010

Sogni di mezza estate… il sabba.

jatarri_witch La scopa è magica: vola all'indietro, avanti e perfino di lato! Ho dovuto faticare parecchio per capire il suo linguaggio e per piegarla ai miei voleri. E' piuttosto suscettibile ed ombrosa. Ha un profumo misto di incenso e d'erba secca. E' di faggina gialla, grossa e robusta ed il suo manico scuro è percorso fino al manico da splendide venature rosse: ancora non so di che legno è fatta, davvero non lo capisco. Forse è un insieme di essenze diverse... forse è nata dal sogno di qualche strega antica…

Introduzione ad un breve racconto di ultima fattura. Ecco di seguito la

PARTE PRIMA. - Il giorno che Ella scoprì l’altra faccia della luna.

moon_1 Il rumore era davvero assordante ed il trattore non faceva altro che sbuffare grottescamente. Ella raccolse veloce le uova che le galline avevano deposto durante la notte e riempì il paniere delicatamente, coprendolo poi con il fazzoletto rosso che usava per ripararsi dal sole quando lavorava nei campi. Chiuse gli occhi per un momento, sospirando. Certo era troppo presto per sapere, eppure qualcosa dentro di lei le stava dicendo che l’incantesimo era riuscito. Era stata attenta, aveva seguito scrupolosamente le indicazioni della Strega. Aveva bevuto il latte caldo con l’anice e la noce moscata durante il plenilunio ed aveva spruzzato la zuppa di manzo con il sangue di una gallina misto ad aceto di mele e lo aveva dato da mangiare alle sette precise al gatto nero della Strega. Si era assicurata che la leccasse per bene, la zuppa e, benché ne fosse avanzata più della metà, aveva risolto il tutto finendola lei stessa, tanto non sarebbe cambiato di molto. Mentre la mangiava, strizzando gli occhi per non sentirne il sapore, sentiva su di sé gli occhi del gatto, di differenti colori: uno era giallo come l’oro, brillante e pauroso come il fuoco e l’altro era verde e freddo, morto come la giada.

“Allora, ti sbrighi? Hai finito con quelle uova?” La voce sgarbata della vecchia la fece sobbalzare.

“Si, ho finito!” rispose Ella, uscendo di corsa dall’aia e raggiungendolo sulla porta di casa.

“Quante uova sono?” chiese questa, come se davvero gliene importasse qualcosa.

“Tredici” disse Ella “tutte bianche!”

La vecchia scoprì il paniere.

“Sono opera del diavolo!” mormorò sibilando e le strappò il cesto dalle mani scaraventandolo per terra con un gesto rabbioso. La guardò torva, quasi fosse colpa sua se le uova avevano avuto quel colore.

“Adesso cosa venderemo al mercato?” le disse la vecchia, cattiva. Sputò per terra e subito coprì la saliva con la polvere, grattandola con la punta della scarpa, quasi se ne fosse pentita. Ella rimase a bocca aperta ad osservare le uova rotte sotto il sole. Il bianco s’era allargato a formare una immensa goccia ed il tuorlo spiccava brillando sotto il sole. Già alcune mosche si stavano posando frenetiche sulle uova.

“Chiudi quella bocca e va a controllare il pane! E vedi di non tirarlo fuori dal forno troppo presto: l’ultima volta sapeva troppo di farina!”

Si ficcò le mani nella grande tasca del grembiule e si allontanò zoppicando. Ella piegò la testa di lato. La Strega le aveva predetto la sfuriata della vecchia a causa di tredici gocce d’acqua, le aveva detto e questo sarebbe stato il primo segno.

“Avrò il mio Incantesimo” pensò Ella “ed allora tutto sarà diverso!”

…continua.

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