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La scienza della libromania

martedì 15 dicembre 2009

tratto da “ARANCIO AMARO”

Sono molto affezionata a questo mio racconto. Ve ne lascio un piccolo assaggio...


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(Tutti i diritti letterari di quest’opera sono di esclusiva proprietà dell’autore)




CAPITOLO I

Il sole è pallido e fiacco.

Lo è sempre in questa stagione.

Le foglie hanno già cominciato a cadere e, mentre gli alberi di cachi sono carichi di frutta matura, i miei adorati aceri sono giallo oro ed il leggero vento li spoglia come dolce pioggia.

È un altro giorno, uno come tanti, eppure l’aria è più frizzante di ieri ed il cielo è terso. Sembra che il tempo si sia dilatato ed abbia rallentato la sua corsa, come accade prima di una pesante e silenziosa nevicata.

«Amo profondamente l’abbraccio dolce che lega l’autunno all’inverno. Qui non è mai violento. Il passaggio è lineare e graduale e pieno di poesia.

Anche le fate, che vivono fra l’erba, si colorano di rosso e nelle notti fredde e limpide le puoi vedere danzare nell’aria, fra le foglie d’edera ormai secche e le vecchie spine dei rovi spogli.»

«Ormai questo è il mio novantasettesimo inverno.

In questa casa buia, le fate del giardino sono la mia unica compagnia.

Il fuoco crepita stancamente nel camino. La legna riluce rossa di fiamma ed il suo profumo è chiaro nell’aria, oggi come ieri.»

«Mi alzo a fatica ed aggiungo altra legna al fuoco. Ogni volta mi sorprendo come la mia mente riesca a pensare veloce e compia i movimenti che il mio corpo è lento ed impacciato ad eseguire. Mi appoggio al camino: ho fatto pochi passi, ma sono già stanco.

Getto altro cibo per il fuoco.

Guardo la mia mano alla luce della fiamma. È gonfia e rugosa: è la mano di un vecchio.

Mi liscio i capelli, che sono radi.

La mia bocca è secca: comprendo di aver sete, ma non riesco a sentirla.

Da molto tempo il mio corpo è divenuto sordo alle sue stesse necessità. Il mio medico è preoccupato per me, vorrebbe che andassi a vivere con mio figlio, dice che ho bisogno di essere guidato e controllato.

“Potresti addormentarti davanti al fuoco” continua a ripetermi non appena ne ha l’opportunità.

“e non ti accorgeresti nemmeno del tempo che passa...”

Eppure è così che vorrei morire: in un giorno di inverno, davanti al fuoco, seduto ed addormentato dentro questa stanza.»

«Sto aspettando impaziente che le fate vengano a prendermi.»


IL VECCHIO

È un vecchio, il signore che abita dentro quella casa gialla.

La mattina, quasi all’alba, lo vedi passeggiare per il giardino, in mezzo all’erba incolta. È magro e sottile, come il bastone a cui si appoggia.

Una volta al mese viene il figlio.

Gli taglia l’erba del giardino, gli fa la spesa, spazza il portico e gli pulisce il bagno e la cucina.

Non scambiano mai una parola. Il vecchio è scontroso ed il figlio è brusco.

Eppure, quando quella giornata finisce ed il figlio se ne va, il vecchio rimane sulla porta a guardare la macchina sparire dietro la curva e poi rimane ancora lì, per anche un’ora, con lo sguardo perso.

Sembra quasi che per lui il tempo non abbia alcuna importanza...

È perché ne ha poco ancora? O perché ne ha già visto scorrere tanto?

Una volta alla settimana, invece, viene il medico a trovarlo. Si chiudono in casa, il vecchio tira le tende e sempre il medico si ferma a mangiare.

Con lui, il vecchio è chiacchierone: parla e parla in continuazione, a volte sciolto ed a volte - ma sempre più spesso - con fatica. Ma il vecchio pensa: ha la mente lucida. Medita ed i suoi discorsi sono ponderati e sviscerati. La sua mente è giovane, imprigionata in un corpo che non ce la fa più a seguirla.

Ma più spesso quel vecchio che abita nella casa gialla è solo. E quando è solo, pare una mummia. A parte le sue passeggiate mattutine nel giardino, se ne sta sempre seduto accanto al fuoco acceso.

Consuma tanta di quella legna che, immancabilmente, a metà inverno l’ha già finita ed il figlio gliene fa sempre portare dell’altra. Quando arriva il camioncino a scaricare la legna, il vecchio non si alza nemmeno dalla sua poltrona, si fa piccolo e sembra voler sparire. La casa è percorsa dall’aria estranea di gente sconosciuta. Al vecchio, questo, non piace.

…continua



venerdì 13 novembre 2009

Sono anche su URANIA-MANIA!!


Ebbene si, la malerba si diffonde un po’ da per tutto e così sono arrivata anche su Urania Mania! Se mai hai letto i miei libri di fantascienza “Ritorno ad Altrodove” e “Il terzo ramo della Galassia – ritorno ad Altrodove parte II” (calma non spingete!) su questo sito potete lasciare un commento o una piccola (mi raccomando, piccola!) critica…

Urania Mania è un sito di appassionati lettori di URANIA prima di tutto, ma anche di Fantascienza e Fantasy. Non è un sito dove si vendono libri, ma bensì di scambio di opinioni, informazioni e passioni condivise!



Così URANIAMANIA definisce se stesso:

Sei un collezionista o appassionato lettore di URANIA? Ti piace leggere libri di Fantascienza e collezionarli? Ami anche altri generi come la Fantasy, i Fumetti, l’Horror ? Questo luogo è quello che fa per te.
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Grazie alla collaborazione di tutti sono state aggiunte nuove funzionalità e strumenti. Alcuni veramente utili, altri (più che altro) dilettevoli.
Urania Mania non è un sito a fini di lucro, tutto ciò che vedi è goliardicamente e ludicamente gratuito quindi che cosa aspetti ?
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Urania Mania

e poi, magari, gironzola per il sito: non è male, no?

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domenica 8 novembre 2009

Il “misterioso” Capitano Zacharj. Ecco come l’ho immaginato.

Da un paio di settimane mi diletto anche a spulciare fra i siti dedicati alla grafica ed a Photoshop. Queste immagini che seguono le ho create io lavorando una foto con Photo to Sketch e, naturalmente, il grande Photoshop! Nel mio caso una versione LE.

Capitano Zacharj

Capitano Zacharj

Che ne pensate? Potrei provare a creare tutti i personaggi de “Ritorno ad Altrodove”, compresi gli “alieni”!

(Post originario qui.)

giovedì 22 ottobre 2009

a proposito dell’ALTRODOVE

L'Altrodove: un diverso livello dell'esistere

Mi accorgo, a volte, di avere ben chiara la realtà del libro nella mente ed avere poi difficoltà a descriverla. Certo, mettere su carta una storia quando essa è ancora sfuocata non è mai un buon inizio!

Credo di avere la necessità di chiarire bene cosa sia l’Altrodove e quali legami esso abbia con l’universo fenomenico del Verodove. In poche e semplici parole l’Altrodove è principalmente un diverso livello di esistenza, slegato dalla realtà di un universo fenomenico ed, almeno in superficie, autonomo.

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Gli universi, come ampolle, si moltiplicano e si suddividono con le due variabili incatenate fra loro, che sono lo spazio ed il tempo. Ho voluto definire l’Altrodove come un estratto di mondo la cui variabile del tempo è una costante, prossima allo zero. Dilatando il tempo all’infinito, otteniamo quell’Anomalia temporale che distorce il tessuto dello spazio del Verodove, aprendo pericolosi varchi che destabilizzano la materia. E’ questo il motore che porta Altrodove e Verodove ad incontrarsi o – per meglio precisare – a scontrarsi. Essi sono dei mondi in antitesi, profondamente diversi e che si basano su leggi fisiche inconciliabili fra loro. Questo naturalmente non esclude un qualche tipo di contatto, che si ritrova poi in quelle creature che possono, in qualche modo, attraversare il confine. Esse lo fanno in modo differente: principalmente ci sono gli Antichi, figure filiformi e bianche che crearono i primi varchi e che diedero avvio al processo di fusione tra i due Mondi. Poiché essi non abbandonano la loro essenza di creature dell’Altrodove, si manifestano principalmente nel Verodove attraverso le Anomalie temporali. Essendo comunque, come già accennato, Verodove ed Altrodove mondi in antitesi fra loro, tali varchi temporali non possono che portare, nel luogo ove si formano, alla distruzione di interi pianeti od a destabilizzazioni di estese porzioni di spazio.

Le Eteree, al contrario, fondono la loro natura in quella dei corpi che le ospitano. Così esse divengono una razza empatica, in simbiosi con le leggi che regolano l’Altrodove ed, in qualche modo, perfino capaci di interagire con esso, attraverso i legami della luce con la luce interfasica. Il prezzo che tali creature pagano al Verodove è comunque l’impossibilità di integrarsi a fondo nelle specie in cui si incarnano, poiché l’aspetto empatico diviene un elemento destabilizzatore – provocano cioè, quella sensazione che opprime gli animi, come accennato ne

Il Ritorno ad Altrodove”.

E’ mia intenzione approfondire meglio la natura di questi mondi e delle creature che vi hanno tratto origine e ciò nel terzo libro sui Mondi dell’Altrodove, che ho già iniziato a scrivere e che sarà, in un certo qual modo, slegato dai primi due.

mercoledì 21 ottobre 2009

LAVORI IN CORSO...

E' ancora un abbozzo, ma questo è un piccolo spazio dove voglio parlare delle mie "fatiche" e, spero, potrà raccogliere anche i vostri commenti... per ora, come vuole il titolo del post, è ancora tutto da fare.

mercoledì 9 settembre 2009

tratto da “RITORNO AD ALTRODOVE”

.. e venne l’inizio

La luce pulsava piano come una piccola medusa nell’acqua cheta. Nell’oscurità dell’hangar, pareva un piccolo gioiello abbandonato. La presenza dell’ALTRODOVE era prepotente, quasi tangibile e l’Eterea ne era invasa. Il suo corpo, a tratti, perdeva quasi consistenza e diveniva ombra luminosa. In quei momenti, ella poteva intravedere le alture desertiche attorno a lei, il calore che le era familiare perché insito nella sua stessa carne.

Scorgeva i tre soli che rendevano l’ALTRODOVE privo di vita ed il cui calore sgretolava i sassi e li tramutava in polvere. I suoi piedi nudi scivolavano sull’impiantito dell'hangar ed affondavano allo stesso tempo nella sabbia. Erano sensazioni contrastanti, di freddo metallo e di terra calda e penetravano in lei, avvolgendola in un duplice mantello che la copriva e la spogliava insieme.

Si accovacciò ad un paio di metri di distanza dalla fonte della luce. Forse qualcosa si muoveva dentro di essa, ma era lì davvero?

Oppure era dall’altra parte, oltre quegli squarci che si aprivano attorno a lei. Con le dita, tastò la terra attorno ed i bracciali che portava al polso risuonarono contro il pavimento dell’hangar. La luce diveniva ora più intensa, si ingrandiva ad ogni battito ed avanzava verso l’Eterea come la fiamma di una candela verso uno spiraglio d’aria. La luminescenza si spandeva, allungandosi avida verso la figura accovacciata, simile ad una mano protesa. Gli occhi dell’Eterea erano splendidi ed il colore oro dell’iride brillava vivido, immersi nell’aria rarefatta dell’ALTRODOVE.

Esseri nuovi, brulicanti, erano attorno a lei. Emanavano un odore penetrante, simile a legno bruciato. Erano nudi - qualcosa di simile tra una mantide ed un essere antropomorfo - con braccia esageratamente lunghe, e con aculei simili a spine conficcate nella pelle. Avevano mani prensili che, però, non erano davvero delle mani. La testa schiacciata era sormontata da grandi occhi verdi, la pelle cerulea e spessa, simile al cartone, vibrava come una tela tesa al vento. Si stringevano gli uni contro gli altri, si sormontavano, cadevano e venivano sommersi dai loro compagni. Non erano più alti di una trentina di centimetri e dalla bocca spalancata uscivano squittii modulati da una strana membrana posta dietro i denti aguzzi.

I versi salirono di tono all’improvviso ed i movimenti di quegli esseri si fecero più frenetici: come un’onda, la paura sommerse l’Eterea.

“Ecco che viene...” e fu come se l’aria dell’ALTRODOVE prendesse forma. I corpi degli esseri furono attraversati da brevi scariche azzurrastre ed il sibilo del vento torrido si fece sentire. Le prese la nausea e la pelle degli esseri cominciò a sfrigolare, a spaccarsi e venne anche il dolore. Alcuni si nascosero sotto i corpi di quelli che morivano e furono loro quelli che si salvarono.

«L’Anomalia nasce dal cielo e scende dolcemente, simile ad un’aurora boreale, rischiara il crepuscolo e colora l’alba. Il suo divenire è più devastante del fuoco, perché brucia con il solo soffiare del suo respiro...»

L’Eterea respirava affannosamente. Si strinse le mani al collo: brividi di freddo percorrevano la sua pelle perché l’hangar della nave non era riscaldata ed, allo stesso tempo, le era difficile respirare perché l’aria dell'ALTRODOVE era torrida. Poi trascorse un istante che si dilatò nel tempo e, lentamente, attorno a lei, i colori e le grida si stemperarono in lontananza. Rimasero solo gli echi delle grida di chi era morto.

I suoi occhi non riuscivano a vedere, erano ancora pieni di luce e faticavano a riabituarsi alla penombra.

Forse sono passati pochi minuti o forse delle ore.

L’Eterea si alza in piedi e la certezza di essere viva calma i battiti del suo cuore. Quando, piano, torna a vedere, l’aspetto familiare della CITRONELLA la tranquillizza. Ha un sapore amaro in bocca ed una leggera stanchezza si impadronisce del suo corpo.

Non le sono sconosciute queste fusioni della mente con l’ALTRODOVE. Esse, durante l’infanzia, hanno popolato i suoi sogni e poi, quando è cresciuta, si sono manifestate nella veglia.

Raramente, però, ha assistito al potere di un’Anomalia.

L’ALTRODOVE è fatto di malinconia e di calore, di sabbia e di alture desertiche. Esso la chiama a sé nei momenti dolci dell’alba, quando i suoi tre soli sorgono insieme.

L’ALTRODOVE è un mondo privo di vita, popolato solo da entità incorporee che sono incapaci di evolversi e di adattarsi al VERODOVE. Il vento caldo, che instancabilmente spazza l’ALTRODOVE, ha la delicatezza della brezza ed insieme la devastante forza dell’uragano. Mai aveva incontrato esseri dotati di corporeità fra quelle alture rocciose. Qualcosa era stato alterato, lo sentiva con ogni fibra del suo corpo: l’ALTRODOVE si stava risvegliando!

Quando alzò il braccio verso il passamano delle scale che conducevano fuori dell’hangar, vide la sua mano perdere di consistenza e le dita farsi trasparenti. Si guardò prima il dorso delle mani e poi il palmo e vi vide, attraverso, la parete di fronte.

Durò solo per un istante, poi tutto tornò come prima.

«È ancora più spaventoso allora: non solo l’ALTRODOVE si sta risvegliando, ma acquisisce forza... egli si insinua nel VERODOVE, assorbendone la materialità per trasformarlo in calore…

«Ed il processo è già cominciato.

...continua


(Post originario qui)

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