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La scienza della libromania

mercoledì 9 settembre 2009

tratto da “RITORNO AD ALTRODOVE”

.. e venne l’inizio

La luce pulsava piano come una piccola medusa nell’acqua cheta. Nell’oscurità dell’hangar, pareva un piccolo gioiello abbandonato. La presenza dell’ALTRODOVE era prepotente, quasi tangibile e l’Eterea ne era invasa. Il suo corpo, a tratti, perdeva quasi consistenza e diveniva ombra luminosa. In quei momenti, ella poteva intravedere le alture desertiche attorno a lei, il calore che le era familiare perché insito nella sua stessa carne.

Scorgeva i tre soli che rendevano l’ALTRODOVE privo di vita ed il cui calore sgretolava i sassi e li tramutava in polvere. I suoi piedi nudi scivolavano sull’impiantito dell'hangar ed affondavano allo stesso tempo nella sabbia. Erano sensazioni contrastanti, di freddo metallo e di terra calda e penetravano in lei, avvolgendola in un duplice mantello che la copriva e la spogliava insieme.

Si accovacciò ad un paio di metri di distanza dalla fonte della luce. Forse qualcosa si muoveva dentro di essa, ma era lì davvero?

Oppure era dall’altra parte, oltre quegli squarci che si aprivano attorno a lei. Con le dita, tastò la terra attorno ed i bracciali che portava al polso risuonarono contro il pavimento dell’hangar. La luce diveniva ora più intensa, si ingrandiva ad ogni battito ed avanzava verso l’Eterea come la fiamma di una candela verso uno spiraglio d’aria. La luminescenza si spandeva, allungandosi avida verso la figura accovacciata, simile ad una mano protesa. Gli occhi dell’Eterea erano splendidi ed il colore oro dell’iride brillava vivido, immersi nell’aria rarefatta dell’ALTRODOVE.

Esseri nuovi, brulicanti, erano attorno a lei. Emanavano un odore penetrante, simile a legno bruciato. Erano nudi - qualcosa di simile tra una mantide ed un essere antropomorfo - con braccia esageratamente lunghe, e con aculei simili a spine conficcate nella pelle. Avevano mani prensili che, però, non erano davvero delle mani. La testa schiacciata era sormontata da grandi occhi verdi, la pelle cerulea e spessa, simile al cartone, vibrava come una tela tesa al vento. Si stringevano gli uni contro gli altri, si sormontavano, cadevano e venivano sommersi dai loro compagni. Non erano più alti di una trentina di centimetri e dalla bocca spalancata uscivano squittii modulati da una strana membrana posta dietro i denti aguzzi.

I versi salirono di tono all’improvviso ed i movimenti di quegli esseri si fecero più frenetici: come un’onda, la paura sommerse l’Eterea.

“Ecco che viene...” e fu come se l’aria dell’ALTRODOVE prendesse forma. I corpi degli esseri furono attraversati da brevi scariche azzurrastre ed il sibilo del vento torrido si fece sentire. Le prese la nausea e la pelle degli esseri cominciò a sfrigolare, a spaccarsi e venne anche il dolore. Alcuni si nascosero sotto i corpi di quelli che morivano e furono loro quelli che si salvarono.

«L’Anomalia nasce dal cielo e scende dolcemente, simile ad un’aurora boreale, rischiara il crepuscolo e colora l’alba. Il suo divenire è più devastante del fuoco, perché brucia con il solo soffiare del suo respiro...»

L’Eterea respirava affannosamente. Si strinse le mani al collo: brividi di freddo percorrevano la sua pelle perché l’hangar della nave non era riscaldata ed, allo stesso tempo, le era difficile respirare perché l’aria dell'ALTRODOVE era torrida. Poi trascorse un istante che si dilatò nel tempo e, lentamente, attorno a lei, i colori e le grida si stemperarono in lontananza. Rimasero solo gli echi delle grida di chi era morto.

I suoi occhi non riuscivano a vedere, erano ancora pieni di luce e faticavano a riabituarsi alla penombra.

Forse sono passati pochi minuti o forse delle ore.

L’Eterea si alza in piedi e la certezza di essere viva calma i battiti del suo cuore. Quando, piano, torna a vedere, l’aspetto familiare della CITRONELLA la tranquillizza. Ha un sapore amaro in bocca ed una leggera stanchezza si impadronisce del suo corpo.

Non le sono sconosciute queste fusioni della mente con l’ALTRODOVE. Esse, durante l’infanzia, hanno popolato i suoi sogni e poi, quando è cresciuta, si sono manifestate nella veglia.

Raramente, però, ha assistito al potere di un’Anomalia.

L’ALTRODOVE è fatto di malinconia e di calore, di sabbia e di alture desertiche. Esso la chiama a sé nei momenti dolci dell’alba, quando i suoi tre soli sorgono insieme.

L’ALTRODOVE è un mondo privo di vita, popolato solo da entità incorporee che sono incapaci di evolversi e di adattarsi al VERODOVE. Il vento caldo, che instancabilmente spazza l’ALTRODOVE, ha la delicatezza della brezza ed insieme la devastante forza dell’uragano. Mai aveva incontrato esseri dotati di corporeità fra quelle alture rocciose. Qualcosa era stato alterato, lo sentiva con ogni fibra del suo corpo: l’ALTRODOVE si stava risvegliando!

Quando alzò il braccio verso il passamano delle scale che conducevano fuori dell’hangar, vide la sua mano perdere di consistenza e le dita farsi trasparenti. Si guardò prima il dorso delle mani e poi il palmo e vi vide, attraverso, la parete di fronte.

Durò solo per un istante, poi tutto tornò come prima.

«È ancora più spaventoso allora: non solo l’ALTRODOVE si sta risvegliando, ma acquisisce forza... egli si insinua nel VERODOVE, assorbendone la materialità per trasformarlo in calore…

«Ed il processo è già cominciato.

...continua


(Post originario qui)

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